giovedì 9 ottobre 2008

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Una storia come tante

Forse era un predestinato, e non nacque prematuro per caso: aveva fretta di vedere il mondo. Come tutti i bambini, si entusiasmava per ogni più piccola scoperta.
Con gli anni imparò a parlare, perdendo la voglia di ascoltare. E nella fretta di crescere smarri l' infanzia e la voglia di giocare.

Era intelligente e capì presto come girava il mondo. Altrettanto rapidamente perse la capacità di stupirsene. Diventato adulto, perse i suoi sogni inseguendo la realtà. Si rese conto che era più facile lasciare da parte la rabbia perchè faceva prima a rassegnarsi. Perse quindi il sorriso tra le amarezze della vita.

Ma gli restava ancora la voglia di amare, così inseguì una donna, lasciando da parte gli amici. Tradendola in seguito, ne perse la stima. La sua era una vita tutta di corsa inseguendo una carriera. Si era venduto l'anima per ottenere denaro e successo. Incapace di accontentarsi, non aveva mai goduto delle piccole cose.

Si era anche fatto molti nemici: dapprima perse il sonno nel tentativo di contrastarli, quindi si giocò la capacità di perdonare tra le voglie di vendetta. Ma persino l'ambizione gli venne a noia con l'appagamento. Cosa fosse l'entusiasmo lo aveva già dimenticato da tempo per consegnarsi all'abitudine.

Infine morì, perché invecchiando aveva perso anche la voglia di vivere. Ma morì soddisfatto: nella sua fretta non si era mai accorto di quante cose si fosse perso per strada.

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martedì 19 agosto 2008

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Ricetta per una donna perfetta

Ingredienti per una sola persona:

un briciolo di civetteria; un cucchiaio di partito preso; tre lacrime di coccodrillo; un cervello di gallina; un po' di polvere di lingua di vipere; un carato di bricconeria; un pugno di collera; un po' di tessuto di menzogna, naturalmente ricamato; un pizzico di gola; un quartino di malafede; un altro di incoscienza; un tocco di orgoglio; un quartino di invidia; una manciata di sensibilità; un pizzico di sciocchineria e per concludere uno di astuzia.


Preparazione:
Prendete un briciolo di civetteria ed aggiungetevi un cucchiaio di partito preso con tre lacrime di coccodrillo su un cervello di gallina. Lasciatelo cuocere a fuoco lento fin quando non è pronto. Toglietelo dal forno e spargeteci un po' di polvere di lingua di vipere ed un carato di bricconeria.

In una pentola a parte mescolate un pugno di collera con un po' di tessuto di menzogna, (naturalmente ricamato) ed aggiungeteci un pizzico di gola con appena un quartino di malafede e giusto un po' di incoscienza.

Lasciate che vada in ebollizione. Dopodiché immergetevi il cervello di gallina preparato precedentemente ed attendete che assorba tutto il liquido.

A questo punto spegnete il fuoco. Condite il tutto con un tocco di orgoglio, un quartino di invidia, una manciata di sensibilità, appena un pizzico di sciocchineria ed un altro di astuzia.

La donna ideale è pronta. Non vi resta che servirla su un piatto d'argento, calda o fredda, a seconda dei gusti.

Attenzione! E' molto importante, per la riuscita della ricetta, non sbagliare le dosi. Dove infatti prendere in considerazione che:


troppa civetteria e ne verrà fuori una maliarda
esagera col partito preso e sarà una testa dura
eccessive lacrime di coccodrillo ne faranno una bugiarda
il cervello, sempre meglio di gallina che manco quello,
troppa lingua di vipere e sarà una che calunnia
più di un carato di bricconeria e ti ritroverai una piantagrane
la collera, non più di un pugno per non farne un'isterica
troppo tessuto di menzogna e diverrà bugiarda
giusto un pizzico di gola, e non ne farai un'ingorda
la malafede, solo un quartino se non la vuoi infedele
altrettanta d'incoscienza o verrà fuori irresponsabile
non sbagliare con l' orgoglio, giusto un tocco, affinché non diventi snob
poca invidia, o diverrà bramosa
ricordati che non abbondi di sensibilità per non farne una piagnona
e non dimenticare almeno un pizzico di sciocchineria
perché impari a sopportare gli uomini
ed almeno un po' di astuzia affinché non vi si lasci sottomettere.

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lunedì 18 agosto 2008

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Anche ubriacarsi è un'arte

Anche ubriacarsi è un’arte. Ne era convinto il mio vecchio, come era convinto, e non senza ragione, che ubriachi lo siamo tutti, persino gli astemi. C’è chi si ubriaca d’amore, e chi di speranze. C’ è chi è ebbro di sogni, e chi di follie. Avventure, misteri, passioni, lavoro, denaro, risate o malinconie, siamo tutti alla ricerca di qualcosa con cui ubriacarsi, con cui riempire il calice della vita.


"E gli altri, chiedevo io?", ingenuo. "Quelli che non inseguono i sogni, non cercano speranze, non vivono avventure, non sono in cerca d’amore e non hanno denaro?"
"Quelli – mi rispondeva il vecchio, con un sorriso – beh, quelli si ubriacano di mediocrità".


Ma lui no, lui si sentiva un’artista, e si sa, gli artisti usano solo i materiali adatti. Nossignore, lui per ubriacarsi, avrebbe usato il materiale giusto. Diffidava delle birre, mal tollerava lo champagne, aborriva i cocktail e a stento sopportava i liquori. Per ubriacarsi, diceva, per ubriacarsi ci vuole il vino. Perché anche le proprie sbronze devono essere capolavori.


( incipit di un monologo da me scritto e recitato il 4 dicembre 2007 nella Locanda Botella di Vicenza da Nicola Brugnolo della Fattoria Artistica Antersass nell'ambito di un reading dal tema "Letteratura & vino" )

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9 luglio 2006

Dopo aver per tutta la sera
urlato a squarcia gola
sventolando la bandiera tricolore
cantando inni, slogan e insulti
mi ritrovo a posteggiare
sul ciglio di una strada in riva al mare.


Ormai c’eravamo solo noi
la luna, le stelle, ed i riflessi
delle onde del mare,
l’Italia ha appena vinto
il suo quarto titolo mondiale,
come sottofondo musicale
la musica dei Queen
quando comincio fiducioso
l’assalto ad i tuoi jeans.


Per tutta la serata
avevo cercato
di renderti ubriaca.
Fu un’impresa vana:
con mio grande raccapriccio
non hai toccato neanche un goccio.


Ti palpo dappertutto,
ti bacio sul collo
mentre tu invano
cerchi di tenermi
sotto controllo,
l’ostacolo più grosso
si rivela però
la cinta che hai addosso,
accidenti alla moda!
Catene, catenine, ferretti e lucchetti,
ma come la slaccio?
Più che una cinta
mi pare un catenaccio!


Prima che mi perda
nella solita
figura di merda
distolgo la tua attenzione
dalla spinosa questione,
sparando romantiche e assurde
frasi confuse:


Che fortuna essere
questa notte con te!
Tu che sei tutta la vita per me;
con la luce degli occhi;
tu che mi agiti il cuore
come fosse un’onda del mare;
tu per cui tutto più bello mi appare!
Tu che sei un fiore raro e prezioso
da non lasciarsi sfuggire;
tu che mi scaldi
più di un raggio di sole…


Provo a confonderti
con mille parole
un po’ senza senso
che in fondo non penso,
di sicuro lo sai
ma ti piace
sentirle comunque
ed immaginarle sincere
mentre io da me stesso
stupito e perplesso
mi rendo conto
di quante idiozie
direi per far sesso!


Torno all’ assalto
questa volta dall’alto,
ti tolgo le maglie,
poi il reggiseno
e quindi mi accorgo
come nudo il tuo seno
abbia
ben due taglie di meno.


Comunque mi piaci
e riempio il tuo corpo
di carezze e di baci
quando un rumore di troppo
mi lascia intuire
che nella foga
qualcosa si è rotto.


Il mio ardore
cambia presto d’umore
quando scopro che
inavvertitamente col piede
ho spaccato l’acceleratore,
sostituisco così
ai pensieri d’amore
sonore bestemmie.


E mentre per tutti
questo è il giorno
del trionfo azzurro
a me,
dopo aver spinto l'auto
per tutta la strada
fino a casa,
mesto e stanco
rimane soltanto
il ricordo
dell' ennesima notte
andata in bianco.

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