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giovedì 19 gennaio 2012

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Cose che capitano

Notturno, Torre Eiffel
È notte e una leggera brezza soffia sui sogni parigini; su quelli di mia moglie, che dorme con un braccio sotto il cuscino lasciando l'altro penzolare alla sua destra; ha le gambe leggermente divaricate , distesa sul letto matrimoniale di uno squallido hotel, in diagonale, occupando più spazio di quanto il suo esile corpo esiga, mentre la tenue luce della stanza riflette i suoi lunghi capelli castani; Parigi veglia anche su mia figlia, una bambina di tre anni infagottata in quella che, almeno nelle intenzioni, sarebbe una culla in ciliegio finemente lavorata, piazzata a portata di dondolio dal braccio della mamma. Io sono affacciato al balcone a godermi l'ultima sigaretta della giornata, esile brivido di piacere di una giornata pesante, un animo inquieto e una vita in fumo. Ho proposto io a mia moglie di venire qui, con la scusa che ero troppo nervoso per via del lavoro e avevo bisogno di staccare. Sul fatto che fossi nervoso e lo fossi per il lavoro non ho mentito. Ma in realtà tenevo a questa gita per proporre alla mia famiglia un viaggio indimenticabile. Prima di abbandonarla per sempre.

Solo che avendo la testa altrove le mie sono rimaste pure intenzioni. Parigi è una città troppo colorata per chi sente la propria vita volgere al buio; troppo ricca di suggestioni, arte, lusso, vita, di troppe cose che non potrò più permettermi. È una città complessa in cui ogni vicolo, piazza o quartiere nasconde qualche segreto, inadatta ad un animo già fin troppo impegnato a nascondere i propri per sforzarsi di capire quelli altrui. Così ho evitato di farmene coinvolgere: ammirarla sarebbe stato come vedere sfilare via tutto ciò che sto per perdere. Mi mancano ancora pochi tiri per finire la mia sigaretta quando qualcuno apre il balcone della stanza di fianco. È una donna, si avvicina e mi chiede se ho da accendere. Annuisco ed estraggo l'accendino dalla vestaglia.

«Si sta bene qui, eh?» mi chiede, dopo aver fatto un tiro. Annuisco. «La prima volta a Parigi?» continua a domandarmi. «Anche la mia, sa? Dovevo andarci con mio marito l'anno scorso, ma il bastardo ha preferito venirci con una sgualdrinella di 19 anni. Un anno di tribunali per fottergli quanti più soldi possibile. Purtroppo non sono riuscito a ridurlo sul lastrico, ma ne ho ricavato comunque un bel gruzzolo. Così mi sono detta “Al diavolo! Ci vado da sola” ed eccomi qua. E lei?»

Io mia moglie ce l'ho portata a Parigi prima di abbandonarla, penso. Mi chiedo se finirà con l'odiarmi con la stessa veemenza con cui questa donna odia il suo ex. Probabilmente. Meno probabile riesca a ricavarci qualcosa dal nostro divorzio...dal momento che sul lastrico ci sono già. «Allora?» mi rincalza la tipa. Mi distolgo un attimo dai miei pensieri e guardo questa donna negli occhi. Ci trovo uno sguardo vivace, curioso, divertito, di quelli che fingono noncuranza solo per cogliere i particolari a tua insaputa. Ha l'aria di essere una di quelle donne che, quando si fidano, danno tutte sé stesse. E che potrebbero toglierti tutto non appena non si fidino più. Oscillo tra la voglia di raccontarle tutto o togliermela di torno. Propenderei per la seconda ipotesi, se solo sapessi come fare. «Sono qui con la mia famiglia. Mia moglie e mia figlia, di tre anni» Mentre rispondo mi volgo a guardarli, la bambina serena in quella specie di culla che le hanno affibbiato e mia moglie che dorme beata su un lato, con il sedere scoperto e il riscaldamento al massimo. La donna affacciata al balcone segue il mio sguardo e dà un'occhiata all'interno della nostra stanza. «Bella donna»

Mi infastidisce che abbia violato così la nostra privacy e ancor di più che faccia commenti su mia moglie ma non mi riesce di farglielo notare. Del resto posso prendermela solo con me stesso, che ho lasciato spalancata la vetrata , lasciando la vista della mia famiglia e della nostra stanza alla mercé di dirimpettai e curiosi. Rispondo con un “grazie”, come se avessi gradito il complimento. Quand'è che sono diventato così? Da quando pensieri, parole e azioni non corrispondono più? Sento la mia anima divisa in tre: una pensa, l'altra parla, e un'ultima agisce. Mi chiedo a quale delle tre appartenga la mia vera natura e se non mi sia trascinato lo stesso problema anche al lavoro. Chissà, forse è proprio questa l'origine di tutti i miei guai.

«Le va un caffè nella hall?» chiedo all'improvviso alla donna, stupendo più me stesso che lei, la quale, guardandomi con occhi più maliziosi che stupiti, mi domanda «perché no? Mi dia un attimo per prepararmi». «La aspetto all'ingresso» rispondo mentre rientro nella stanza. Vorrei dare un ultimo bacio a mia moglie ma temo si svegli e rinuncio. Piuttosto metto il biglietto che ho scritto nel pomeriggio sotto il cuscino ed esco. Ti lascio perché mi sono innamorato di un'altra. L'albergo è pagato per tutta la settimana. Buona permanenza a Parigi. Secco, crudele, impietoso, stupido. C'è n'è abbastanza per odiarmi, ed è ciò che voglio. Mi auguro anche che non faccia in fretta e furia i bagagli per tentare di raggiungermi e si godi davvero il resto del viaggio. E non solo perché sarei incapace di affrontarla. Ma ho prosciugato le ultime risorse del conto corrente per saldare il conto d'albergo e mi spiacerebbe andasse sprecato. Mia figlia invece non riesco neanche a guardarla, temo che se lo facessi perderei il coraggio di portare fino in fondo il mio piano. Presumo mia moglie leggerà la lettera al mattino, magari dopo essersi fatta la doccia quando, capito che non sarei tornato, cercherà segni della mia assenza. In realtà non c'è nessun altra, i miei unici problemi riguardano l'azienda per cui lavoro. Ne ero stato socio fondatore e ne avevo curato brand, logo, clientela, strategie. Insomma, tutto. Ma una crisi spaventosa ci ha costretto a vendere. In breve: sono stato declassato, da dirigente a poco più che impiegato ed anche lo stipendio ne ha risentito. Dicono che sono stato fortunato, considerando tutti quelli che la nuova dirigenza ha licenziato ma immagino sia solo questioni di giorni. Con me i nuovi titolari sembravano gentili, almeno all'inizio, ma era tutta una finta per estorcermi il know-how aziendale. Ottenuto il quale sono finito nel dimenticatoio. Niente benefit, nessun potere decisionale, stipendio al limite del ridicolo e compiti da mero esecutore, lasciandomi chiaramente intendere che, se non mi sta bene e voglio farmi da parte, di certo loro non si opporranno. Ho tentato di non farlo notare in famiglia, cercando di mantenere lo stesso tenore di vita, finendo con lo spendere tutti i nostri risparmi. Gli ultimi se ne sono andati per questa gita. Volevo almeno congedarmi con un ultimo viaggio tra alberghi a cinque stelle e cene in ristoranti di lusso, mentre non sono riuscito che a procurarmi questa squallida stanza in un hotel di periferia. Per non parlare di tutte le volte che siamo finiti al MacDonald. Fortuna che almeno la bimba ne fosse entusiasta, essendo libera di sfrenarsi con gli altri suoi coetanei.

«Andiamo?» la donna dell'appartamento affianco mi distoglie nuovamente dai miei pensieri. È rimasta, come me, in vestaglia ma ha in mano una borsetta, si è truccata e, non so se fossi io a non averlo notato prima, o non ci fosse proprio, ora dalla scollatura si intravede un reggiseno di pizzo nero. Prendiamo l'ascensore e mentre scendiamo al bar della hall c'è tra noi un imbarazzato silenzio. Temo – temo o ci spero? - che lei blocchi l'ascensore e mi salti addosso. Lei non fa niente di tutto questo. Si limita a guardarsi allo specchio e fare un po' di smorfie giocando col lucidalabbra. Ho nella saccoccia della vestaglia qualche spicciolo per i caffè e le chiavi dell'auto, nel bagagliaio della quale è nascosta la mia valigia, a disposizione per un cambio d'abito prima della fuga definitiva. Perché faccio tutto questo? Perché l'alternativa è dire la verità a mia moglie e la cosa mi fa più paura. Le ho sempre e solo mostrato l'uomo che volevo essere. Ora che mi ritrovo costretto a rivelarmi per quello che sono, non ho la forza di accettare un suo rifiuto. Preferisco fare io la prima mossa. Altrimenti, ci sarebbero due alternative: o resterebbe con me, sopportando l'uomo che l'ha trascinata sul lastrico oppure mi lascerebbe lei, incapace di amare un uomo che non può più darle lo stesso tenore di vita. Quest'ultima è l'ipotesi che meno riuscirei a sopportare: preferisco essere odiato per un motivo fondato che scoprire di aver sposato una moglie incapace di amare il suo uomo finito in miseria. Non metterò alla prova il suo affetto: dopo la batosta aziendale non reggerei un'altra sconfitta. Mi chiedo se non stia facendo altro che uno colossale sciocchezza. Ma la vita di tutti è piena di episodi in cui si è preferito fare sciocchezze piuttosto che affrontare la verità. Non credo qualcuno possa biasimarmi per questo, a parte mia moglie. E, forse, mia figlia.

Nella hall, preso il caffè, restiamo a chiacchierare a lungo. Come molte donne, la signora è piuttosto loquace ed io, sapendo che il congedo da lei significherà il congedo da tutta la mia vita, lascio che la conversazione si allunghi. Racconta di sé con una certa disinvoltura e con la stessa si prende anche una confidenza che non vorrei darle ma a cui non mi oppongo. Rispondo, con una certa ritrosia, alle domande che mi rivolge, comprese quelle che riguardano la mia famiglia e mia moglie in particolare. “L'ama?” ed eccomi caduto in trappola, messo alle strette da una sconosciuta con una domanda tanto semplice quanto insidiosa. Mi chiedo perché le donne lo chiedano sempre e quale sarebbe, in questo caso, la risposta più gradita. Dire sì, rivelandomi un uomo capace d'amare ma legato a un'altra. No, diventando l'uomo di cui non potersi fidare, uno di quelli che basano la propria vita sull'inganno, sentimentalmente libero perché incapace di andare oltre. Rispondo sì e mi chiederà perché sono qui. Rispondo no e si chiederà perché lo sia lei. È un gioco in cui si perde sempre, in cui l'apostrofo cade, e quel “l'ama?” si trasforma in una lama pronta ad essere usata contro di te in qualsiasi momento. “Sì, direi di sì” rispondo pensando alla reazione di questa donna se, domani, dovesse conoscere mia moglie dopo la mia scomparsa e leggere il biglietto. Temo quali consigli potrebbe darle. All'improvviso la luce della stanza, già tenue, si fa più soffusa, dal momento che il sonnacchioso barista ha spento due delle quattro lampade che illuminavano la hall, come a farci presente che si è ormai fatta una certa ora e consigliarci di andare a letto. Non sa il barista, non può sapere, che attraversare quella porta per me vuol dire attraversare un destino. Ho macigni nell'anima, o forse solo sensi di colpa, che mi impediscono di fare quei pochi passi così velocemente e a cuor leggero. Così continuiamo imperterriti nei nostri discorsi, senza che nessuno dei due abbia davvero fretta di andarsene.

Fin quando non mi chiede per quale ditta lavori.

«Noooooo!» grida ridendo. «Proprio quella di cui sono diventata la maggior azionista! Mio marito me ne ha ceduto tutte le quote, pur di togliermi di torno! Quindi lei è un mio dipendente, lo sa?». Improvvisamente la vita torna a sorridere. Parlo con lei del marito, del lavoro, di progetti e di tante altre cose. Tanto da fare l'alba. Siamo entrambi allegri neanche avessimo passato insieme una notte di sbronze e non preso solo un caffè. Quando rientro in camera mia moglie è sveglia. Ha letto il biglietto. È furiosa, grida e mi lancia qualsiasi cosa sia alla sua portata. La bimba piange. Fuori ha preso a diluviare. Eppure la vita può essere splendida anche così, nonostante la propria donna, arrabbiata con te, ti abbia appena fatto un occhio nero centrandoti con una piastra per capelli e stia facendo qualsiasi cosa pur di fare altrettanto con l'altro.

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martedì 30 marzo 2010

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Discorsi del c…

pene 1

Tu non ce l’hai, quindi non puoi capire. Le tue voglie partono dalla testa, almeno così dicono; io sono schiavo delle sue. Mi ci sveglio la mattina, già preda delle sue richieste, e passerò l’intera giornata a scacciare le sue fantasie.

Perché tu non ci sarai oppure non ne avrai voglia. Vuoi che io ricorda in ogni momento come tu sia una donna, ed una donna vale molto più di un corpo. Lo so, forse non ci crederai, ma lo so.

pene 2

Saperlo però non cambia le cose. E’ il tuo corpo quello che davvero vuole, che lo attira come una calamita, il territorio in cui ha voglia di esplodere, di eruttare, di inondare della sua lava. Io lo assecondo soltanto. Lo assecondo perché mi conviene, perché il piacere che ne ricavo è immenso e non potrei farne a meno, perché sono preda delle sue ossessioni, perché altrimenti non riuscirei a pensare nient’altro.

pene 3Se lasci che si sfoghi dopo, soltanto dopo, diverrò una persona normale ed il sesso non occuperà tanto spazio nella mia testa. Sarà sazio e questo mi permetterà di pensare anche ad altro, di tenermene lontano, di schifarlo addirittura. Ma tu sarai ancora lì e a te non sarà bastato. Penserai che io abbia fatto troppo poco, ti abbia usato e dimenticato. E’ vero. Accade qualcosa di simile nella mia testa. Sei lì, ma non conti più. Le mie fantasie, i miei desideri, la mia voglia di te si sono tutte esaurite in quel liquido che ti è finito addosso.



Imparerò forse a venire incontro alle tue esigenze, ad assecondare, oltre le sue, anche le tue richieste, soddisfare le tue voglie. Ma non sarò meno falso di prima. Avrà ancora voglia di te, prima o poi, vorrà tornare ad esplorare il tuo corpo. Ho bisogno che tu mi lasci tornare, per questo mi sforzo di capire cosa ti piace, cosa cerchi, di cosa hai bisogno. Cosa vuoi da me. Io cosa voglio da te lo sai bene.

pene 4Non pensare di essere migliore di me solo perché a te il sesso non basta. Cerchi tenerezza, comprensione, affetto, fiducia, protezione e chissà cos’altro e sei convinta che questo ti renda migliore, più giusta. Ricorda, anche se in tanti affermano il contrario, che siamo animali, prima che uomini. E questo vale anche per voi donne. Le tue qualità non te le ha regalate il caso, ma un lungo processo evolutivo.

pene 5La natura ti vuole così, dolce e protettiva, pronta a dare la vita per i suoi figli. A me non ha mai chiesto tutto ciò. Lo chiedi tu, e ti dirò, ne hai anche il diritto, ma sono cose non mi appartengono. Quello che la natura mi chiede, prima ancora dei muscoli, delle capacità o l’intelligenza, è tanta voglia di sesso, da sfogare quanto prima e da far tornare in fretta, in modo che non ci si senta mai sazi. Il mio bisogno impellente di spargere seme tra le tue cosce è una legge di natura. Ne sono vittima quanto te.


Non ignoro l’amore, se è questo quello che credi.

pene 6E’ bellissimo amarti, pensare a te quando non ci se,i ed aspettare con ansia il momento in cui tornerai tra le mie braccia, che per quanto vivi e piacevoli siano i ricordi resteranno sempre niente in confronto alla gioia che può darmi sfiorare la tua pelle, baciare le tue labbra, sentire il tuo respiro, ammirare il tuo sorriso, vedere i tuoi occhi illuminarsi per un pretesto qualsiasi, un complimento, una gentilezza, un regalo, una qualunque sciocchezza che possa renderti felice, e sapere di essere l’artefice delle tue sensazioni e sentirsi bene per questo, fare l’amore con te e sentire che l’universo non conta, non contano più le bollette non pagate, lo stipendio che non arriva a fine mese, i soprusi nel lavoro e le ingiustizie nella vita, non conta nient’altro se non i nostri corpi avvinghiati l’uno all'altro, a farci sentire come fossimo il centro dell’universo, il resto è periferia, qualcosa di così lontano dalle nostre emozioni da non tenerne considerazione alcuna.


E’ bellissimo amarti, lo so, ma non sempre dura. Non è colpa tua. Non dipende dalla tua pelle che invecchia, dall’abitudine di averti vicino, dai problemi quotidiani, quelli stessi che consideravamo periferici e senza importanza le prime volte, ma che il trascorrere dei giorni riavvicina a poco a poco, fino a sovrastarci; dipende da quello che siamo, esseri imperfetti incapaci di godersi le cose più belle o di tenerle vive.

pene 7Può dipendere, lo ammetto, anche dalle altre donne.
Perché per quanto ti ami, per quanto possa essere forte il nostro legame, per quanto tu possa sembrarmi superiore a tutte le altre, io non smetterò di guardarle. Non credere mai ad un uomo che dica “ho occhi solo per te”: mente. Tutti gli uomini, persino i gay, guardano le donne da cui sono circondati.

pene 8 Lo fanno per abitudine, a volte con indifferenza, senza malizia, altre con rimpianto, oppure con desiderio. Lo fanno perché farlo è nella loro natura, confrontano chi hanno scelto con le altre, a cui forse hanno rinunciato per sempre, chiedendosi se ne sia valsa la pena. Mi è impossibile non guardare le altre e mi è impossibile non confrontarti con esse.


Se continuerò a perdermi nella luce dei tuoi occhi, saprò che di loro nulla m’importa, che il destino mi ha già offerto quello che non troverei in nessun altra e posso solo ringraziarlo per averti al mio fianco.


Sono stato sincero finora e vogliopene 9 esserlo fino in fondo, per amara che possa essere la verità: da quel confronto un giorno potresti uscire sconfitta. Ed allora il nostro passato si sbriciola tra ricordi vacui e lontani, cancellati dalla voglia di un futuro diverso, che non abbia più te come protagonista.

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giovedì 27 agosto 2009

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Paura d'amare

Un cuore ferito

Mai avuta neanche una fottutissima storia. Era forse uno di quegli uomini che hanno paura d’amare? Chiedevano, sottovoce, quasi che la sua fosse una brutta malattia. Non era contrario al matrimonio, alle storie stabili, ai rapporti duraturi, alla monogamia e all’impegnarsi a tener fede ad una promessa del tipo “ti amerò per tutta la vita”.

Ma proprio non riusciva a vivere una relazione cogliendo l’attimo, come quando prendiamo un treno perché sappiamo che non si fermerà a lungo ad aspettarci, senza neanche renderci conto se quello va nella direzione che vorremmo. Perché questo gli sembrava facesse la maggior parte
della gente, salvo poi scendere dai treni in corsa.

“Ok, sei carina, simpatica, mi sento a mio agio quando sono con te. Ti sogno anche la notte. Posso dire che mi piaci, mi interessi, che vorrei continuare a frequentarti. Ma ti conosco da neanche una settimana. Non posso che ti amo, se lo facessi mentirei.”
Quello pensava, in quelle rare occasione in cui gli capitavano incontri interessanti.

Non credeva nei colpi di fulmine, aveva bisogno di tempo tempo per capire i sentimenti nei confronti degli altri, ed il modo più sbagliato di cominciare una relazione secondo lui era proprio quello di riempirlo di parole che non sentiva, almeno non ancora.

“Un altro che non sa decidersi” pensavano le donne, sempre convinte che a frenare gli uomini sia la paura di impegnarsi. Ebbene sì, per impegnarsi voleva sentirsi sicuro che potesse funzionare. Se non ne era convinto non si lanciava. Magari era solo questione di tempo.
Magari no .

“Rischia!” consigliavano gli uomini per i quali ogni lasciata è persa.
“Intanto vivila, poi si vedrà. Se è quella giusta lo scoprirai, altrimenti, beh, almeno avrai trombato”.

Non si ritrovava in tutto questo. Forse era solo inadatto ai tempi che correvano, uno di quelli che si fanno troppe seghe mentali, uno che non sapeva vivere o magari era solo un idiota.

Poi però inizia a guardarsi intorno. E scopre uomini sposati che vanno a puttane, donne che pensano che qualche scappatella ogni tanto solidifichi il rapporto, storie spente che si trascinano all’infinito perché, nonostante tutto il dolore che infligge, fanno meno paura del baratro della solitudine, donne in là con gli anni con il desiderio di fare un figlio alla caccia di un possibile buon padre piuttosto che di un uomo che l’ami, uomini alla ricerca della bella di turno, meglio se ingenua, così è più facile da conquistare (ma -si chiedeva- la bellezza può durare a lungo ma mai per sempre, ed allora dopo che fanno, ne cercano un’altra?), donne convinte che un rapporto non possa durare se il tipo non si dimostri prima economicamente stabile (e cosa vorrà mai dire – rifletteva- dal momento che anche gli imprenditori falliscono, nessuno potrà dimostrarsi davvero economicamente stabile, nella scala sociale si può salire come
scendere), persone che si sposano per fare famiglia, dividere le spese, incrementare le proprietà, e quasi mai per amore, perché, dicono, solo l’amore non basta.

Ed allora scusatelo, ci aveva provato, ma dopo quello che aveva visto in giro, dell'amore non ne ebbe solo paura ma un vero e proprio terrore.

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domenica 5 luglio 2009

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Se non trovi uno straccio d'uomo...

Insomma, che tipo d’uomo vorresti?
Uno che ti comprenda, immagino. Nessun uomo ha mai capito una donna ma tu sei ancora convinta, che da qualche parte, esista un uomo capace di capire te, che risulti incomprensibile ai tuoi amici, ai tuoi parenti e probabilmente anche a te stessa.

Di sicuro vorrai uno che ti apprezzi. Ma dimmi, come fa questo malcapitato ad apprezzarti, se, quando vuoi essere dolce e romantica nei suoi confronti, lo chiami con voce melliflua: “ciccino”, “passerotto”, “cuccioletto mio” quando probabilmente da bambina davi nomi più dignitosi persino ai tuoi peluche?

Un uomo con cui confrontarsi e che apprezzi i tuoi interessi. Ma ad un uomo non interessano i tacchi alti. Al limite, può dirti se ti stiano bene o meno. Non se fanno più tendenza di dodici o quattordici centimetri, se siano più sensuali delle zeppole, o se si adattano meglio ad un vestito rosso o nero. A te interessa lo shopping, che non sarebbe neanche questa brutta cosa, se tu non trattassi lui come un appendi abiti mentre ti provi l’intero reparto d’abbigliamento femminile, mettendoci circa quattro ore e comprando al massimo il primo abito che ti sei provata. Ma in genere no, non compri neanche quello. Ti aspetti che ti regali qualcosa lui. Che non avendo capito un accidente di cosa tu preferisca, farà l’indifferente, contento soltanto che il calvario sia finito. Finche tu non svolti l’angolo e trovi un nuovo negozio. Pensando che lui sia uno spilorcio.

Vuoi che ti porti al cinema. Ma l’horror ti fa paura. I thriller impressione. I gialli non ti piacciono. Nei film d’azione non si capisce niente, è tutto un fuggi e spara. Così i casi sono due: o vuoi vederti ridicole ed inverosimili commedie d’amore oppure, per mostrarti una intellettuale impegnata, documentari e film storici o drammatici dalla lunghezza infinita. Se va di lusso, si vede un cartoon. In compagnia di assillanti mocciosetti che non stanno mai fermi.

Ammiri l’uomo che ti porti nei locali carini. Dove solo l’ingresso costa un occhio della testa, e dove tu, se tutto va bene, mangi appena un’insalatina, talmente scondita che persino lui, a casa, l’avrebbe preparata meglio.

Se andrete in un qualche posto affollato, ti lamenterai che non si può respirare.
Al contrario, se sceglie un locale poco frequentato, ti lamenterai che è troppo moscio.

Ti porta in spiaggia, e ti lamenterai che hai freddo.
Non fa freddo, e ti lamenterai che ti abbia portato lì solo per provarci.
Non ci proverà, e ti lamenterai di quanto è un’idiota: ti avrà mica portato lì solo per prenderti in giro?

Vorresti uno che ti porti ai concerti. Lui lo farebbe, in fondo la musica gli piace. Ma ti rendi conto che, tra i tuoi cantanti preferiti, ci sono Renato Zero, Claudio Baglioni, Laura Pausini e quel che è peggio, Gigi D’Alessio?

Qualsiasi riferimento a persone, fatti o luoghi realmente esistenti o esistiti NON è puramente casuale.

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giovedì 22 gennaio 2009

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Noi Maschi

Adolescenti viziati, giovani menefreghisti, trentenni con la sindrome di Peter Pan, quarantenni in crisi di identità, cinquantenni insoddisfatti, anziani rincitrulliti…insomma, mai pronti, se non a sbavare dietro sciacquette tutte tette e niente cervello. Buoni a nulla capaci di tutto, tutti uguali, hanno tre sole passioni, i motori, il calcio e la figa, sposano ragazze all’antica ma poi vanno in cerca di amanti, tanto non si vergognano di nulla, nemmeno di tradirti con la migliore amica.

Hanno costruito una società maschilista sulla pelle delle donne e neanche se le meritano, scordano le date importanti ed in casa non aiutano mai, non fanno altro che rovinarti la vita e cacciarsi nei guai.

Stronzi e bastardi o forse anche peggio, non sanno amare, le donne non le capiscono e come potrebbero se del resto neanche le stanno a sentire, con il chiodo fisso in testa ed un cervello ostaggio di quell’affare che hanno tra le gambe, il cazzo sanno usarlo solo per ragionarci, ne parlano sempre ma non se lo lavano mai, del resto non è che ci si possa aspettare di meglio da qualcuno che fatica a centrare un buco grande come la tazza del water.

Sono senza misure , alcuni fanno i cafoni e le gare di rutto, portano con orgoglio la barba incolta per assumere atteggiamenti da macho; altri fanno i fighetti che profumano, si lavano troppo e vestono firmato, convinti che basta vestirsi da damerini e possedere un’auto di lusso per fare colpo, pensano che coi soldi si possa comprare tutto, specialmente le donne;

Insistenti ed irritanti come femminucce piagnucolose oppure completamente insensibili, gelosi ed appiccicosi all’inverosimile diventano improvvisamente assenti: li si vorrebbe accanto ed invece non arrivano mai, solo nel letto vengono sempre troppo presto.

Immaturi, in fuga dalle responsabilità e dalle cose importanti, passano il loro tempo nei bar a litigare per un rigore, a giocare a scopone, a fischiare e dire fesserie per ogni donna che entra, talmente convinti che ogni lasciata è persa da provarci con tutte, tanto per loro le donne sono tutte uguali, tutte troie, a parte le sorelle e la mamma.

La mamma, l’inarrivabile santa con cui qualunque altra donna perde il confronto: nessuna è degna di lei, nessuna è più buona di lei, cucina come lei, pulisce come lei, fa la spesa come lei, sa risparmiare come lei…

Stupidi ed arroganti, su di loro non si può contare,hanno dimenticato cosa sia la galanteria, bisogna pregare per farsi dare una carezza senza che ne approfittino per iniziare a palparti, vigliacchi, violenti, bugiardi, meschini ed ipocriti, scordano le promesse in meno di una settimana mentre si ricordano di farti un regalo solo quando hanno qualcosa da farsi perdonare;

Tutta la vita ad aspettare quello giusto che tanto non arriva mai: sarà giusto per un’ora, un giorno, un mese o qualche anno, ma poi viene fuori la sua vera natura. Se non appartiene alla razza dei bastardi farà comunque parte delle merde e questi sono i peggiori, perché dai bastardi puoi aspettarti di tutto, ma gli altri, le carognate che possono farti colgono di sorpresa e feriscono il doppio.



…e ti becchi le sue accuse per tutto quello che non sei, e la vedrai innamorarsi di tutto quello che non potrai mai essere…

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