Anche ubriacarsi è un’arte. Ne era convinto il mio vecchio, come era convinto, e non senza ragione, che ubriachi lo siamo tutti, persino gli astemi. C’è chi si ubriaca d’amore, e chi di speranze. C’ è chi è ebbro di sogni, e chi di follie. Avventure, misteri, passioni, lavoro, denaro, risate o malinconie, siamo tutti alla ricerca di qualcosa con cui ubriacarsi, con cui riempire il calice della vita.
"E gli altri, chiedevo io?", ingenuo. "Quelli che non inseguono i sogni, non cercano speranze, non vivono avventure, non sono in cerca d’amore e non hanno denaro?"
"Quelli – mi rispondeva il vecchio, con un sorriso – beh, quelli si ubriacano di mediocrità".
Ma lui no, lui si sentiva un’artista, e si sa, gli artisti usano solo i materiali adatti. Nossignore, lui per ubriacarsi, avrebbe usato il materiale giusto. Diffidava delle birre, mal tollerava lo champagne, aborriva i cocktail e a stento sopportava i liquori. Per ubriacarsi, diceva, per ubriacarsi ci vuole il vino. Perché anche le proprie sbronze devono essere capolavori.
( incipit di un monologo da me scritto e recitato il 4 dicembre 2007 nella Locanda Botella di Vicenza da Nicola Brugnolo della Fattoria Artistica Antersass nell'ambito di un reading dal tema "Letteratura & vino" )
Anche le parole vagano nel buio, cercano spazi in cui accendere una luce. Infinite parole nascoste da pensieri inespressi si rifugiano nell'immensità dei sogni. Anche le parole vagano nel cielo, cercano silenzi dove essere ascoltate.
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lunedì 18 agosto 2008
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Anche ubriacarsi è un'arte
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