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martedì 31 gennaio 2012

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Vani tentativi di imparare a disegnare

Esercizi di disegno realizzati seguendo le istruzioni del libro Disegnare con la parte destra del cervello di Betty Edwards

Questa è una raccolta di esercizi fatti seguendo le istruzioni del libro “Disegnare con la parte destra del cervello” di Betty Edwards. In rapida sintesi l’autrice spiega che il nostro cervello è diviso in due emisferi: quello sinistro controlla la parte logico-razionale, quello destro quella visiva percettiva. Solo che l’emisfero destro lo usiamo meno frequentemente di quanto dovremmo, dal momento che la nostra vita è quasi totalmente condizionata da tutti quegli elementi che fanno riferimento all’emisfero sinistro (scrittura, lettura, logica, matematica, capacità di sintesi, ecc.). Così anche le competenze proprie dell’emisfero destro, finiamo con svolgerle, per abitudine, con quello destro, col risultato di farle male. Uno di queste è appunto il disegno ed è il motivo per cui molte persone continuano a disegnare con uno stile quasi infantile anche in età adulta. Nel libro sono presenti degli esercizi il cui scopo è attivare l’emisfero destro mentre si disegna, col risultato che persone che non sono mai riusciti nemmeno la matita in mano finiscano col migliorare in tale disciplina in maniera persino sorprendente. In teoria, per riuscire in tale impresa, non dovrebbero volerci più di cinque giorni. Ammetto di averci messo molto di più, perché il libro l’ho più volte abbandonato e ripreso. Pur non essendo diventato un artista, mi sembra che, per una persona che disegnava l’omino con un cerchio come testa e cinque segmenti per creare una sorta di corpo stilizzato, qualche miglioramento ci sia stato. Per pietà nei miei confronti, non ho postato tutti i disegni svolti dall’inizio della lettura ma solo quelli meglio riusciti, classificandoli in:
dal vero: la mano, la Panda, la caffettiera, il piede, le due sedie, la porta, la camera e il grammofono;
da quadri di artisti: il faro, la schiena di donna e il cavaliere medievale (Hopper, Zogno e anonimo);
da foto: la ragazza affianco al cavallo e quella affianco, con un lembo di lenzuolo sul seno;
da illustrazioni: la natura morta accanto al grammofono e il rinoceronte
da fumetti: tutti i volti di donne e Topolino.

Ogni 50 disegni posterò una selezione di questo tipo, per vedere se ci saranno miglioramenti. Attualmente, dall’inizio della lettura ad oggi, ne ho fatti 71.

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sabato 3 luglio 2010

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Nel limbo

E’ sabato. Come in un qualsiasi altro sabato di inizio estate tutto scorre uguale. Caldo infernale. Pochi turisti. Città da tempo trasformata in un eterno cantiere dalla speculazione edilizia. Traffico. Gente allegra perché oggi non lavora. Gente che lavora, ma comunque allegra perché è sabato. Ragazzi o famiglie intere che vanno al mare. Centri commerciali affollati. Tutto come al solito. Ad essere insolito sono io. Oddio, non che sia cominciata oggi, mi ci sento già da un po’.
Ho trenta anni. Beh, non proprio, ma quasi.

La mia vita è sempre stata un caos, e da questo ne ho sempre tratto motivo d’orgoglio.
La mia casa, una vergogna per qualsiasi essere umano. Piatti scrostati dove le formiche girano allegramente anche d’inverno. Lenzuola mai cambiate. Mutande in giro. Calzini a terra. Water più simile ad una fogna che ad un cesso., per non parlare dell’odore. Pila della biancheria sporca, una montagna maleodorante. Vestiti puliti e stirati, tre o quattro in tutto. Polvere dappertutto. Due gatti che vivono con me, abituati a tutto questo. Fino a oggi.
Oggi casa mia è insolitamente pulita. Butto ancora i calzini a terra la sera, ma li raccolgo la mattina presto per metterli nel cesto della biancheria. Niente mutande sporche in giro, eppure non era raro persino trovarle sulla tovaglia del tavolo da pranzo. I mobili, lucidi. I vetri di casa, splendidi. Il pavimento ha anche la cera. La cucina è in condizioni perfette. Il bagno profuma.

Non ho assunto una colf. Poco per volta, stranamente ed inconsciamente, sono diventato più ordinato. Stamattina mi sono svegliato con l’intenzione di rimettere la casa a nuovo, ma lo era già. Mancava giusto un po’ di spesa. Ho fatto anche quella.
Qualcuno potrebbe anche illudersi che io stia maturando, magari pensando qualcosa del tipo “finalmente…ha trenta anni…era pure ora!”, ma so che non è così.
E’ vero, ho trenta anni, non sono più un ragazzino, ed in qualche modo la vita mi impone scelte responsabili. Ma so che la maturità non c’entra. Non l’ho ancora raggiunta, e non so se accadrà mai.

Mi sento piuttosto in una specie di limbo. Lontano dagli atteggiamenti dei ventenni, dal loro modo di pensare, di condurre la vita, di fregarsene di tutto, ma anche lontano da, come si usa dire “mettere la testa a posto”, lontano dalle scelte impegnative, lontano dal sapere cosa voglio fare di questa mia esistenza, lontano dal voler sistemare tutto ciò che non quadra.

Ho scritto questo pezzo 5 anni fa, all soglie dei 30 anni. Nel frattempo la mia vita ha subito qualche cambiamento. Non ho più le due gatte, e condivido l'appartamento con una donna. Certi eccessi non li raggiungo più, ma solo perché sarebbero una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Le gatte non se ne lamentavano, una donna lo farebbe. Ma tutto questo non c'entra. Il problema è che, nonostante siano passati 5 anni, io continuo a sentirmi così, in quella specie di limbo, tra i non più ragazzini e i non ancora maturi. E non riesco a trovare l'uscita.

Una porta aperta sull'infinito

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